Il calcio asiatico è sempre più vicino: in quanti anni ci riprenderanno?

Un continente da più di 4 miliardi di persone e con un ritmo di crescita economica sopra ogni media: è l’Asia il continente del futuro

Il continente asiatico sta crescendo da ogni punto di vista e questa crescita si riflette senza dubbio anche nel calcio, il fenomeno sportivo più diffuso al mondo che è riuscito negli ultimi decenni ad unificare tifosi di ogni genere e cultura.

Ma se da una parte l’Asia sta cercando di raggiungere gli standard calcistici occidentali, è anche vero che per portare avanti una crescita sana del calcio dovrà anche riuscire ad investire i suoi capitali in maniera più accorta e misurata. Sarà inoltre necessario che continui ad avere in futuro un dialogo con il mondo occidentale perché non potrebbe esistere alcuna globalizzazione senza un contatto costante tra Occidente e Oriente, e non potrebbe essere portato avanti alcun obiettivo di crescita senza uno scambio diretto tra le due parti.

E forse è questo che negli ultimi giorni sembra aver compreso anche la Chinese Football Association – nota a tutti come la federazione calcistica d’Asia più movimentata degli ultimi tempi – dando un freno agli investimenti folli per l’acquisto di giocatori esteri e limitando a 3 il numero di giocatori stranieri che potranno essere schierati in campo da ogni squadra cinese. La riforma, oltre a far sì che ci sia una maggiore crescita dei giocatori locali – non più offuscati dalla presenza dei campioni occidentali e grazie anche alla maggior diffusione e al miglioramento delle Academy cinesi – rende anche possibile un avvicinamento cinese a quel Fair Play finanziario che in molti vorrebbero fosse allargato anche alla Fifa e, di conseguenza, alla Cina per limitarne lo strapotere d’acquisto che a lungo andare potrebbe portare l’ago della bilancia a pendere solamente ad est o addirittura portare il calcio cinese al fallimento.

Nell’era della globalizzazione infatti dovremmo far sì che tutti i paesi del mondo riescano a crescere insieme in un piano di sviluppo che dovrà dare a tutti la possibilità di raggiungere gli stessi standard e di diventare competitivi allo stesso modo: solo così il calcio potrà essere davvero considerato come il primo vero sport globale. E a questo obiettivo puntano già anche le nuove riforme in cantiere alla FIFA, come quella del Mondiale a 48 squadre, che secondo il presidente Gianni Infantino renderà possibile una crescita rapida e concreta del calcio di quelle nazioni che – con il mantenimento della vecchia formula – non riuscirebbero ad avere mai la possibilità di far partecipare la propria Nazionale ad un torneo di tale portata, con la promozione spontanea che questa possibilità automaticamente concede.

Dunque nel prossimo futuro tutti – e non solo l’Asia – dovranno porre maggiore attenzione ai grandi benefici che un fenomeno come quello calcistico può portare in tutto il mondo, grazie alla sua capacità di veicolare lo scambio e l’integrazione delle diverse culture per uno sviluppo sano del calcio che sia più equo e che dia ad ogni paese un’opportunità di crescita.


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